SANITA': CURE PALLIATIVE, SPESSO TERAPIA DOLORE E' ASSENTE (ANSA) - ROMA, 11 NOV - Le cure palliative non aiutano a morire, ma a vivere con dignità fino all'ultimo. Con questa convinzione Antea, onlus da oltre 20 anni impegnata nell'assistenza ai malati teminali, ha promosso un congresso mondiale a Roma, in programma da domani a venerdì. L'obiettivo è stilare un documento che attraverso il Ministero della salute giunga all'OMS, per chiedere sulle cure palliative un comune iter formativo ed un linguaggio universale. "Nel mondo ci sono milioni di persone nella cosiddetta fase terminale della vita. Non ovunque però c'é lo stesso approccio - lamenta Giuseppe Casale, responsabile sanitario dell'associazione - e in molti casi la terapia del dolore è assolutamente assente. L'uomo viene troppo spesso visto come contenitore di malattia e non come persona". Perché si tracci un percorso univoco, si deve partire da una sorta di glossario che individui chiaramente chi é il malato terminale e cosa sono le cure palliative. E non bisogna andare lontano per capire quanto divario vi sia nel definire termini, ad esempio, come hospicé: in Italia parliamo di una struttura, in quasi tutti i paesi europei si fa riferimento invece ad un programma complesso d'intervento. "Il nostro Paese vede 250.000 malati terminali ogni anno - ricorda Casale - ed è abbastanza all'avanguardia, grazie ad un legge approvata nel 1999 dall'allora Ministro Rosy Bindi, ma è carente sul fronte formazione e resta un grave divario territoriale, tra centro-nord e sud". Una specializzazione in cure palliative da noi non esiste (anche se Antea punta ad inserire il tema nel percorso universitario di base dei medici), mentre "il curriculum è già certificato - afferma Franco De Connis, dell'associazione europea EAPC - in Gran Bretagna ed Irlanda ed è in via di definizione in Germania, Francia, Polonia, Romania e Slovacchia. Senza contare il lavoro che si sta facendo nella giusta direzione in Spagna, Svezia, Finlandia, Danimarca ed Israele".